Uscita a Sefro (Mc) 24/25/26 giugno

 

Locandina Sefro 2016 PDF

Partendo da Ancona il percorso è: -Ancona-Matelica-Castel Raimondo- Pioraco-Sefro

-Sefro è un paese molto piccolo il cui comune comprende, oltre al capoluogo, anche le frazioni di Sorti e Agolla. È situato in una valle orientata in direzione nord-sud ed è completamente circondato dagli Appennini. Si eleva infatti di 502 m s.l.m. attorniato dai monti Cesito (1.010 m), Linguaro (1.390 m) e Vermenone (1.364 m), sul fondo di una valle scavata dal torrente Scarsito, affluente di destra del fiume Potenza. Il paese è immerso nei boschi e ha un clima rigido in inverno, mentre gode di estati tiepide. Di notevole interesse naturalistico è la Valle della Scurosa, una valle particolarmente stretta e lunga praticamente incontamin ata in cui si trova una faggeta di notevole interesse. Altrettanto interessante è l’altopiano di Montelago formato da due piani di cui

uno con degli inghiottitoi in cui si formMBW-Sefro-indexa in inverno un laghetto sovente ghiacciato.

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L’origine di Sefro risale ad epoca remota, come è testimoniato dai numerosi insediamenti rinvenuti nelle montagne che lo circondano. L’etimologia del Paese potrebbe derivare da “Sefer”. Nel 2009, difatti, nei pressi del paese, è stato trovato un antico giacimento di ferro. Si ritiene sia stata data dai commercianti fenici che si sarebbero avventurati nel cuore di questa terra per approvvigionarsi di minerali ferrosi. La sua recente storia inizia grazie allo stretto rapporto creatosi con Camerino , all’inizio del XIII secolo, quella di Sefro era una comunità solida, economicamente autosufficiente, civilmente evoluta e particolarmente dinamica tanto che il rettore pontificio della Marca nel gennaio del 1240, lo dichiara libero Comune, appartenente al ducato spoletano e compreso nel distretto camerinese. In seguito al saccheggio di quella città da parte delle truppe ghibelline di Manfredi di Svevia nel 1259. I Camerti infatti trovarono rifugio a Sefro e da qui, sotto la guida di Ranieri della Rocca di Santa Lucia e Gentile da Varano poterono tornare nella loro città dopo breve tempo. Di questa situazione si poté’ avvantaggiare instaurando un rapporto privilegiato con la signoria Camerte, si dotò di Statuti propri, raggiunse una densità demografica rilevante rispetto alle cittadelle del circondario. L’arte prosperò, fiorirono edifici pubblici e religiosi, le attività tradizionali come l’allevamento del bestiame e l’industria boschiva, del ferro, della tessitura e della follatura della lana, della concia delle pelli, della produzione di calce viva e della molitura raggiunsero una floridezza e uno sviluppo straordinari. Nel XVI sec. l’organizzazione amministrativa cambiò: l’ex ducato di Camerino fu suddiviso in tre vicariati: di “Montagna”, di “Summonti” e di “Mezzina”. Sefro fu assegnata al vicariato di “Montagna” ed ebbe la qualifica di «terra raccomanda» cioè affidata a Camerino e tutelata da questa città. Per tutto il medioevo Sefro rimase legato al Comune di Camerino e quindi alla Signoria dei da Varano, prima di passare direttamente sotto lo stato Pontificio. La storia recente dell’Ottocento, ci racconta delle riunificazioni dei tre comuni di Agolla, Sefro e Sorti sotto un’unica entità amministrativa, quella di Sefro. Di tutte le attività del passato sono sopravvissute solo quelle silvo-pastorali e dell’allevamento delle trote che, oltre all’attività turistica, costituiscono per il paese una prerogativa

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Probabilmente in quei luoghi remoti, in una grotta del Monte Crestaio, trovò rifugio Beato Bernardo da Quintavalle, uno dei primi compagni di San Francesco d’Assisi e vi rimase per un certo tempo. Al centro del paese di Sefro restano i ruderi restaurati della Rocca detta da Varano. Nel territorio comunale restano tracce della cospicua storia, oltre che nella rocca di Sefro, nella Grotta del Beato Bernardo, nelle chiese medievali della Madonna dei Calcinai (sec. XV; chiesetta con antichi affreschi votivi di scuola camerinese, sec. XVI) e di S. Pietro a Sefro, nella chiesa di San Tossano di Agolla (XV sec.) e nella chiesa di San Biagio (sec. XVII) a Sorti al momento non riaperta al pubblico dopo il terremoto del 1997.

Quando il sole cala dietro ai monti e sull’ Altopiano scende la notte celtica, la musica si diffonde di valle in valle a raggiungere idealmente tutti coloro che conservano nell’animo le druidiche passioni.

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